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A Sacred Commitment to Help Save the

Arctic National Wildlife Refuge

ENGLISH IN PROGRESS  (see a "Hug on skis" button)-RADUNO BIENNALE PER PROTEGGERE il Luogo Sacro, luglio 2016 -   Da quasi 27.000 anni i nativi Athapasca Gwich’in dell’Alaska nord orientale e dei territori dello Yukon canadese vivono nell’immenso territorio compreso tra le coste dell’oceano Artico, la spettacolare catena montusa di Brooks Range e le sconfinate Yukon Flats; questa zona venne protetta nel 1960 dal presidente Eisenhower, sotto il nome di ANWR (Arctic National Wildlife Refuge); da 27.000 anni i Gwich’in lottano, onorano, difendono e vivono le proprie tradizioni millenarie e la propria lingua. E lottano, più specificatamente, dal 1988 contro gli interessi delle compagnie petrolifere vogliose di invadere per sempre i loro territori. Per l’esattezza, dai primi di giugno dell’88 quando, per la prima volta dopo quasi 150 anni (come sempre era accaduto nel passato in caso di minaccia alla Nazione Gwich’in), si riunì ad Vashraii K’Hoo (il villaggio principale), l’intera popolazione Gwich’in, quasi 8000 persone che, da allora si unirono in una sola voce a difesa della propria cultura, terra e animali. Questo divenne il loro slogan: We Speak One Voice! 
Mai penso sia accaduto nei nostri tempi moderni (per quanto possa io esserne a conoscenza) che un intero popolo di cosidetti nativi, si sia unito compatto a difendere se stesso dalla piovra del consumismo; proteggere il proprio stile di vita (We live off the land, vale a dire caccia, pesca e raccolta di frutti di bosco, come sempre è stato), proteggere la propria lingua (We Speak Gwich’in Here!), proteggere i propri bimbi, facendo in modo di lasciare loro la stessa vasta terra incontaminata donata da ogni generazione di antenati….: e si perdono nella preistoria, the Ancestors, gli antenati. Come raccontano gli strati di corna di Caribou e di loro pelo a rivestire con l’antichità dei millenni le vallate, e il luogo Sacro ove essi partoriscono (Iizhik Gwats’an Gwandaii Goodlit, Il Luogo Sacro Ove la Vita Ha Inizio) e ad incidere i fianchi delle montagne con piste antichissime che ci ricordano ciò che è andato (in noi umani) perduto…., ciò che non deve andare perso, poiché ancora esiste, lassù: Gwich’in, animali, vastità incontaminata. E come raccontano i nomi dei luoghi, ogni luogo, ogni cespuglio o tratto di fiume, poiché ovunque da tempi immemori son passati antenati e Caribou…: 
“Coloro grazie ai quali, ora, noi siamo ancora qui. E’ un impegno morale, adesso, proteggere tutto questo. Sta a noi, come è stato per i nostri padri un tempo, consegnare questa terra così com’è, identica, ai figli dei nostri figli… “. 
Di tutto ciò si sa poco, soprattutto in Europa…; eppure loro, da 27.000 anni e dal 1988, stanno vincendo: ce la stanno, ancora, facendo: portando di persona la propria causa alle Nazioni Unite o alla Casa Bianca a Washington ed ovunque sia necessario al fine di far sentire la propria voce, al fine di far conoscere la loro lotta; poiché, come recita ben chiaramente l’articolo n° 1 della Carta Internazionale dei Diritti Umani delle Nazione Unite…: “In alcun caso dovrà un popolo esser privato dei propri mezzi di sussistenza”. "Dovessero le compagnie petrolifere arrivare infine a trivellare (e per soli 6 mesi di petrolio poi!!!) nel Luogo Sacro, anche noi, come ogni altro popolo Nativo del Pianeta, rischieremo il genocidio".
Ce la stanno facendo, al momento, ma hanno bisogno del nostro aiuto: ognuno con le proprie capacità. Io, anni fa, usai le mie gambe, i miei sci…, è quello che so fare meglio! E così mi traversai l’intera Alaska da sud a nord in inverno e da solo, marciando a -40 per quasi 5 mesi attraverso montagne, fiumi e spazi inconcepibili (nessuna strada!), e lo feci con un unico scopo: difendere i Gwich’in, farmi portavoce della loro lotta cercando di portare a far conoscere, nel mondo, ciò che accade lassù, e chi sono queste genti, e quale paradiso sia ancora il loro stile di vita e l’immensità spettacolare che li circonda…. Montagne, fiumi, altopiani…, vasti quanto l’Italia, e nessuna traccia umana, se non la loro, invisibile…: da 27.000 anni…
Ogni due anni, a partire dal 1988, essi tornano a riunirsi in uno dei villaggi spersi in tale vastità (nessun villaggio supera mai le 150 persone), al fine di aggiornare la loro lotta, prendere decisioni per renderla ancor più forte, celebrando il tutto con canti e danze in vesti tradizionali in pelle di Caribou; quest’anno, infine, ho deciso di rispondere al loro invito; e sono andato. E ho risalito per due giorni interi in barca i circa 300 km di fiume selvaggio assieme a due nativi, e quando ormai mancava poco e abbiamo iniziato a sentire i tamburi echeggiare possenti negli spazi così come da sempre erano echeggiati…, il brivido è stato pazzesco… E ci siamo affrettati perché, sapevamo, ora la cerimonia d’apertura aveva avuto inizio… Ed ho tremato, per l’intera settimana, di fronte la potenza spirituale dei giovani leader (e si parla uno ad uno e chi parla, come nei millenni passati, tiene in mano una penna d’Aquila e nessuno fiata!) ed ho avuto l‘onore di parlare a mia volta, della mia traversata e di Bellezza, sentendomi a casa... Come fossimo una sola famiglia. 
In chi lotta e prega ed onora la Terra, accade questo…
Sempre.

(si veda anche il numero di maggio 2006 National Geographic italiano)